Loading...

La piometra è una patologia che tutti i Medici Veterinari si trovano più volte a dover affrontare. Per quanto ci siano nuove conoscenze su ciò che concerne l’eziopatogenesi, ciò che ovviamente è più importante sono le novità che riguardano la diagnosi e la terapia della patologia.


In linea generale, ecco cosa abbiamo appreso attraverso gli ultimi studi scientifici e approfondimenti diagnostici, ad oggi:

  • la maggior parte dei casi di piometra nella cagna è causato da un ceppo di Escherichia coli identificato come B1. Questo microrganismo è un batterio presente nella flora intestinale delle femmine che vanno incontro a piometra, colonizza l’utero e si moltiplica in modo esponenziale;
  • nell’utero delle cagne che presentano, insieme all’infezione, anche una iperplasia endometriale cistica è presente in maggiori quantità rispetto alle femmine sane un enzima, chiamato 3β-idrossisteroide deidrogenasi, capace sintetizzare i progestinici direttamente in sede uterina;
  • l’endometrio femminile presenta recettori per il progesterone, che servono fisiologicamente al mantenimento della gravidanza: il numero di recettori delle pazienti che vanno incontro a piometra è maggiore e varia a seconda della razza e dell’ereditarietà di tipo familiare (per questo motivo, le figlie femmine di soggette che hanno presentato piometra nell’arco della loro vita avranno maggiori probabilità di sviluppare l’infezione).

Diagnosi di piometra: come si fa

Una presunta diagnosi è possibile attraverso la raccolta di dati anamnestici recenti (come ad esempio la data dell’ultimo calore). Si procede inoltre alla valutazione dei sintomi clinici, ad esami ematobiochimici, ecografia e radiografia. L’ecografia rimane il gold standard nella conferma del sospetto diagnostico.

Dai risultati degli esami del sangue, in modo particolare dell’emocromo, nelle femmine affette da piometra abbiamo leucocitosi (aumento del numero di globuli bianchi), aumento dei neutrofili a banda (left-shift) oppure addirittura leucopenia (ovvero diminuzione dei globuli bianchi).

In modo particolare, questo aspetto è rilevante quale indice prognostico: il rischio di peritonite è 20 volte maggiore nelle femmine leucopeniche e il tempo di ricovero di queste pazienti aumenta di circa 3 volte rispetto a pazienti non leucopeniche.

Cosa è fondamentale tenere sotto controllo

Sebbene la piometra sia un’emergenza, ed è bene essere tempestivi, qui alla NORAH non lesiniamo dal completare il corollario diagnostico per meglio affrontare la patologia e garantire alla paziente una pronta ripresa, nonché per valutare se sia meglio optare per la procedura medica oppure per quella chirurgica o, ancor meglio, se sia bene prima di tutto svuotare l’utero del suo contenuto e solo successivamente procedere alla chirurgia.

Nella fattispecie, valutiamo con attenzione, insieme agli altri parametri ematochimici:

  • se è presente danno renale, attraverso la misurazione dell’azotemia e della creatininemia. Un danno renale acuto può essere velocemente valutato con un test sulle urine, chiamato NGAL urinario;
  • se è presente danno epatico, attraverso il dosaggio di enzimi come ALT, AST e GGT;
  • misurare la proteina-C reattiva ci serve per esprimere una prognosi: la proteina-C reattiva aumenta con l’aumentare della gravità della malattia. Con un primo approccio medico, questo parametro diminuisce rapidamente, e se questo non accade significa che la paziente ha elevata probabilità di incorrere in shock tossico e peritonite.

Quindi? Come decidere l’approccio migliore?

Anche nel 2025, l’ovarioisterectomia si rivela la soluzione di elezione per trattare la piometra. L’intervento, a discrezione del medico e a seconda delle condizioni cliniche della paziente, può essere preceduto dal trattamento medico farmacologico, al fine di svuotare l’utero e consentire un miglioramento dei parametri ematobiochimici prima di procedere alla chirurgia, con un netto vantaggio sul tempo di ricovero stimato.

A fronte dell’ancora elevato tasso di recidiva e della confermata ereditarietà di questa patologia in alcune razze, l’orientamento è quello di consigliare agli allevatori di ritirare la femmina dalla carriera riproduttiva, a meno che questa non sia di particolare lignaggio e insostituibile riproduttrice. Nel caso in cui il proprietario optasse per il solo trattamento farmacologico conservativo, e qualora il medico concordasse per un tentativo, si raccomanda di mandare la paziente in gravidanza al primo estro utile dopo il trattamento, onde evitare rischi. La gravidanza e il successivo parto appaiono avere effetto protettivo sull’endometrio.

Si ricorda, a tal proposito, di sottolineare al proprietario che l’utilizzo dell’aglepristone può accorciare l’intervallo interestrale e, dunque, anticipare l’estro successivo. Gli interestri corti, spesso, sono associati ad ipofertilità.

Per un consulto specialistico, contattaci.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

This field is required.

You may use these <abbr title="HyperText Markup Language">html</abbr> tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*This field is required.