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Negli ultimi tempi si è dibattuto abbastanza sui pro ed i contro della sterilizzazione chirurgica, e non possiamo non menzionare, fra i pro, anche la prevenzione di una patologia tanto subdola quanto rischiosa per la vita della cagna e della gatta.
Nella cagna, in modo particolare, sono stati proposti protocolli terapeutici per la piometra alternativi alla chirurgia, che comunque rimane il trattamento di prima scelta nell’approccio a questa malattia.
La piometra è una patologia di natura infettiva che colpisce le femmine non sterilizzate, sia di specie canina che felina. Si tratta di un accumulo di pus all’interno dell’utero e può insorgere dalle 4 settimane ai 4 mesi dopo l’ultimo calore.
Si tratta di una patologia subdola, perché spesso il proprietario non ravvisa alcun sintomo iniziale nel proprio animale, e la paziente non mostra segni di infezione se non quando la patologia non è già allo stadio avanzato. Quando i sintomi iniziano ad essere evidenti, è già in atto un coinvolgimento generale che rischia di mettere a repentaglio la vita della paziente.
L’iter diagnostico per confermare una piometra tiene conto di diversi fattori, e la paziente viene sottoposta a visita clinica, prelievi ematici per effettuare indagini emocromocitometriche e biochimiche, elettroforetiche e coagulative (utili anche se si dovrà ricorrere ad un trattamento conservativo) e il dosaggio del progesterone.
In seconda battuta si procede all’ecografia, che rappresenta il metodo diagnostico di scelta per la conferma del sospetto diagnostico.
L’ecografia fornisce importantissimi dati circa lo spessore e le caratteristiche della parete uterina, le dimensioni del lume dell’utero così come la natura del contenuto uterino.
Nelle pazienti la cui riproduzione non è rilevante, ed in quelle in cui l’approccio chirurgico è praticabile immediatamente con minimo margine di rischio (ovvero, laddove gli esami del sangue indichino un certo margine di sicurezza anestesiologica), si procede all’intervento chirurgico direttamente, rimuovendo utero ed ovaie ed eliminando completamente il rischio di recidive.
In quelle pazienti il cui quadro clinico generale non sia stabile, con un rischio anestesiologico elevato o patologie sottostanti (es. cardiopatie, insufficienze d’organo, ecc…), si tende a proporre i protocolli medici conservativi. Stessa cosa, ovviamente, dicasi per le soggette di pregio genetico che appartengono ad allevatori che intendono conservarne la fertilità.
Come è ovvio, anche risolvendo l’infezione attraverso l’approccio medico conservativo, non si elimina in questo caso il rischio di recidiva dell’infezione. Nonostante l’efficacia del protocollo medico, è comune per la piometra ripresentarsi entro 24 mesi dal trattamento.
La recidiva è stata osservata in circa il 40% dei casi. Inoltre, il rischio di recidiva sembra essere correlato all’età: in uno studio, le femmine di età inferiore ai 5 anni hanno mostrato un minor rischio di recidiva (35%), mentre le femmine più anziane hanno mostrato un tasso di recidiva dell’85%. Il tasso di recidiva tendeva inoltre ad essere più alto in pazienti con cisti ovariche ed iperplasia endometriale cistica. La fertilità post-trattamento sembra rimanere inalterata.
In sintesi, a seguito di trattamento con protocollo medico conservativo, gli studi ci confermano che, comunque, il tasso di recidiva dopo trattamento resta sempre piuttosto elevato; per questo motivo, si consiglia per le pazienti di pregio, di coprire la femmina al primo calore utile successivo al trattamento, per poi prevederne comunque la sterilizzazione chirurgica. Il tasso di concepimento dopo terapia medica è di 8 femmine su 10 circa che riescono a rimanere gravide e partorire cucciolate sane e numericamente normali. Dopo terapia medica, è possibile che l’estro successivo compaia in anticipo.
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